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- Si rende noto a coloro che parteciperanno che è possibile soggiornare allo stesso Hotel Fortezza con una spesa di circa 30 euro come B&B. Per le prenotazioni potete telefonare al numero riportato nella locandina facendo riferimento all’evento.
- Il pranzo di sabato è fissato a 15 euro.
- Coloro che vorranno esprimersi con un proprio discorso possono farlo prenotandosi entro il 5 novembre alla mail che trovate in basso alla locandina e qui riportata: fln@napolitania.com.
Onde evitare di dilungarsi in discorsi storici di cui siamo tutti al corrente, si chiede solo di attenersi al tema del Congresso.
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26-09-2011
COMUNICATO del FLN n°5
Fronte di Liberazione della Napolitania
Movimento Indipendentista dei Patrioti Napolitani
Il Fronte di Liberazione della Napolitania esprime forte preoccupazione sulla situazione economica e sociale delle storiche Province Napolitane.
A seguito dell’inarrestabile incremento di manovre economiche inique varate dai governi di quest’Italia (anche se formati da personaggi di origine napolitana), ci si rende conto, senza sorpresa da parte nostra, che si continua a creare mancanza di prospettive di crescita programmatica per il rilancio necessario della Napolitania, per uscire dalla stagnante questione meridionale e poter affrontare il futuro con una certa sicurezza.
Auspichiamo che ci sia una forte collaborazione del popolo napolitano alle future azioni di mobilitazione e lotta gandiana che il FLN – Fronte di Liberazione della Napolitania porterà a conoscenza.
Le passate denunce che il FLN ha presentato agli organi internazionali e alla stampa mondiale non si fermeranno. Stiamo facendo valutare la gravità della situazione napolitana a guida italiana, che con il suo romacentrismo e milanocentrismo sta, sempre più spudoratamente, inguaiando una nazione ultrasecolare e macchiandosi di crimini contro il territorio napolitano e contro il popolo che vi è residente. Quest’Italia sta violando i diritti internazionali dei cittadini e delle nazioni e sta trasgredendo le proprie leggi, tra le quali l’articolo 3 della sua stessa Costituzione.
Si ritiene, perciò, indispensabile continuare a lottare con i mezzi a nostra disposizione e non fermarsi nel preferire di comprare solo prodotti napolitani. Questa lotta gandiana deve continuamente allargarsi ai milioni di napolitani di Napolitania e del mondo.
Pertanto, il FLN continua a proclamare come unica via d’uscita del nostro popolo la sola alternativa che ci viene dall’indipendenza della Napolitania.
Il Portavoce – FLN
Antonio Iannaccone
FLN – Fronte di Liberazione della Napolitania
Il Consiglio Direttivo
Come è ormai noto a tutti, l’Italia unita è stata fatta con la violenta occupazione della Napolitania effettuata con stragi degli abitanti e rapina di tutta la nostra economia. Questa forma di occupazione mirata unicamente alla colonizzazione del territorio conquistato ha creato, inoltre, una delinquenza organizzata, non contrastata in concreto dallo Stato (delinquenza necessaria perché porta i voti ai politici corrotti), che ha sempre condizionato pesantemente lo sviluppo sociale ed economico della Napolitania. Attualmente è di 37 miliardi di euro il costo della criminalità organizzata nelle regioni napolitane, un vero e proprio cancro che sottrae all’economia della Napolitania il 15% del pil. Le cinque regioni, si legge in un articolo di MF, ad alta densità mafiosa come Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata sono anche quelle con il minor pil pro capite di tutta Italia: in particolare nelle prime 3 regioni il valore aggiunto pro capite del settore privato è meno della metà del Centro Nord. Su un campione di 800 imprenditori operanti in queste regioni, il 60% ha dichiarato di subire condizionamenti da parte della criminalita’ e il 40% ha denunciato effetti negativi sul fatturato.
Così, dunque, in 150 anni la Napolitania è diventata sempre più povera, mentre il Nord si arricchisce sempre più. Per questo sono calati per venirci a “liberare”. La sintesi la dà il divario nel Pil per abitante: 17.324 euro contro 29.914 nel 2009 (57,9% il primo in rapporto al secondo). Mentre nel 1861, nella Napolitania il 22,8 per cento della popolazione in grado di lavorare era attivo nell’industria contro il 15,5 del Centro-Nord. Ora dopo 150 anni solo un milione e 400 mila napolitani hanno un impiego industriale nella propria terra.
In questo secolo e mezzo ogni volta che lo Stato italiano ha annunciato che avrebbe fatto qualcosa per il Sud, poi ha sempre fatto interventi che in realtà erano funzionali solo all’arricchimento del Nord: tipico quello della Cassa del Mezzogiorno che in concreto finanziava le aziende del Nord senza mai realizzare nella Napolitania le infrastrutture necessarie alla pari delle altre regioni settentrionali, anzi comprimendo perfino il sistema finanziario a sostegno alle imprese napolitane. Inoltre è da rilevare che attualmente le banche e le assicurazioni che contano sono tutte del Nord con il compito di drenare denaro dalla Napolitania (una delle prove di questo è il costo del denaro che è più elevato nella Napolitania).
Il risultato di questa colonizzazione, che ha comportato una contrazione della crescita e nello sviluppo, è che, oggi, circa il 24% dei napolitani ha smesso perfino di cercare lavoro poiché le difficoltà di cercare lavoro nel nostro territorio sono aumentate del 67% dovute alla inefficienza della pubblica amministrazione, in ogni suo ambito, carenza delle infrastrutture, illegalità, rigidità, mancanza di concorrenza. Cioè, lo Stato non fa lo Stato e, impedendo al mercato di funzionare correttamente, favorisce l’economia fondata sulla relazione invece di quella fondata sul merito. E lo Stato italiano, come azione di sostegno, festeggia 150 anni di unità e i verdi buzzurri (eredi dei savoiardi risorgimentali) cantano le glorie del Governo e del federalismo, vantando i benefici che avranno Napolitania e Sicilia.
I napolitani ascari di questo sistema dicono che ci guadagneremo tutti dal federalismo fiscale (cioè i “tutti” che sono loro), come per miracolo tutti gli sprechi spariranno, diminuiranno le tasse (locali e nazionali) senza diminuzione dei servizi, un miracolo quindi (come quello che si annunciava con la Cassa per il Mezzogiorno). In realtà, secondo gli studi dello Svimez, la Napolitania perderà un miliardo di euro con il federalismo fiscale.
Purtroppo questa è l’attuale classe dirigente napolitana e non c’è assolutamente possibilità che essa cambi. Costoro anzi affermano che l‘Italia non cresce perché c’è il Sud, senza capire che la storia economica contrasta con evidenza questa teoria messa in piedi dai colonizzatori per i loro interessi.
Sono 150 anni ormai che l’Italia convive con la cosiddetta “questione meridionale”. Il termine fu coniato nel 1873 da un deputato. Così la descrisse nel 1904 Giustino Fortunato: «Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio. C’è fra il Nord e il Sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nell’intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, per gl’intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale».
La persistenza di questo dualismo non ha, però, impedito all’Italia in alcune fasi di raggiungere tassi di crescita molto elevati, multipli degli attuali, come nel 1950-1973. Fatto che indica che la Napolitania arretrata è stata funzionale allo sviluppo del Settentrione. Non solo la Napolitania è diventato dal 1861 il mercato di sbocco per i beni prodotti al Nord, un mercato tra l’altro sostenuto con la spesa pubblica (vedi FIAT), ma, anche attraverso il trasferimento di capitale umano, trasferimento oggi forse meno consistente nel numero, ma di più alta qualità media, trattandosi per lo più di laureati e molto intraprendenti. La fuga dalla Napolitania equivale, secondo stime della Fondazione Curella, a un travaso di risorse di 15 miliardi l’anno a favore delle regioni che ricevono il capitale umano formato (la stima considera l’investimento della famiglia per crescere e istruire una persona fino al diploma superiore e lo moltiplica per le 100mila persone che lasciano la Napolitania).
Se vi fosse uno Stato motivato a ridurre il dualismo italiano rimetterebbe in moto l’intera economia italiana, ma con un effetto moltiplicativo proprio per la Napolitania che darebbe così una spinta propulsiva a tutta la penisola. Per rilanciare l’economia italiana non servono interventi straordinari, nemmeno in alcune sue aree. Ma buone politiche ordinarie. Ciò che fa bene all’Italia fa tre volte meglio alla Napolitania, che diventerebbe la spinta per la crescita di tutta l’Italia. Non mancano esempi d’imprenditorialità meridionale vivace e capace, nonostante gli handicap di contesto ben maggiori con cui deve fare i conti. In meno di dieci anni non si avrebbe più questa spaccatura tra Nord e Sud.
Tutto questo rende evidente che lo Stato non vuole che la Napolitania progredisca e ogni suo progetto politico è indirizzato a dare benefici al Nord. L’Italia insomma è il centro-nord, il resto è colonia da sfruttare. Purtroppo la continua, strisciante e martellante propaganda risorgimentale ci ha abituato ad essere trattati così e la nostra gente non è più in grado di distinguere la verità dei fatti, resta tutto al più disturbata dagli avvenimenti come se fossero una fatalità. Digeriamo ormai tutto, dallo scadimento morale alla corruzione, alle angherie dell’usura internazionale, alle più folli guerre.
L’Italia di oggi, priva ormai di sovranità, è prigioniera di strutture politiche, militari ed economiche (l’Unione Europea, la Nato, le Banche Centrali) nelle quali non ha alcun peso. L’unica sua possibilità decisonale è quella di sfruttare la sua colonia interna: la Napolitania. Più che mai ora è dunque necessario darsi una mossa per il bene della nostra sopravvivenza, prima che sia troppo tardi. Dobbiamo puntare a un coordinamento strategico tra gruppi napolitani con estrazione ideologica anche diversa, rifiutando le vuote etichette politiche di destra, centro e sinistra, ed essere consapevoli tutti che la Napolitania deve ritornare ad essere indipendente. Bisogna convincersi, e convincere, che una vita degna di essere vissuta, non lesiva per le nuove generazioni, non può essere quella di un gregge da mumgere e da sfruttare. Una Napolitania indipendente è la nostra fonte di vita e deve essere il nostro unico obiettivo.
I recenti conflitti del Nord Africa, le cui ripercussioni siamo ancora ben lontani dall’immaginare, hanno una fisionomia che la gente comune non focalizza perché inebetita da una informazione volutamente assai superficiale. Il rincaro dei generi alimentari di prima necessità ha provocato sommosse in Tunisia, in Egitto e altrove, causato da speculazioni sulle materie prime, dovute all’immissione sul mercato di 600 miliardi di dollari creati dal nulla (quantitaive easing). Denaro che non è andato nelle tasche della gente, ma in quelle dei grandi speculatori e investitori che non hanno perso tempo a violentare l’economia reale. Dal che si può lecitamente pensare che le più grandi potenze mondiali hanno avuto una parte di primo piano nella programmazione dei conflitti che considerano come un incentivo alle loro economie: distruggere per ricostruire. Intanto, mentre il destino dei paesi nordafricani si compie, noi della Napolitania, sottomessi a questa pavida e mistificatrice Italia, rischiamo di pagarne tutti i prezzi economici e sociali: immigrazioni, perdite economiche e politiche, aumento del prezzo dei carburanti e inflazione.
Non dobbiamo più, dunque, continuare ad essere un gregge, non possiamo più aspettare che altri risolvano i problemi della Napolitania. E’ nostro dovere, per la responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri figli, di liberarci da questo sistema oppressivo dello Stato italiano. Abbiamo sperimentato che i nostri politicanti sono del tutto passivi, se non addirittura complici con quelli del Nord. Siamo noi, noi del popolo, che tutti insieme, senza inutili timori, dobbiamo intraprendere con ogni mezzo le iniziative necessarie per liberarci da questa forma di parassitismo e ritornare ad essere indipendenti. La storia dimostra che eravamo alla pari con gli altri popoli europei quando eravamo indipendenti. Se siamo tutti uniti possiamo farcela e ricostituire un nostro Stato. L’indipendenza della Napolitania, è provato, è l’unica nostra garanzia di ripresa sociale ed economica.
Questo è lo scopo del FLN – Fronte per la Liberazione della Napolitania, la prima compagine indipendentista dopo quella dei briganti che combatterono legittimamente gli invasori savoiardi. Da loro noi dobbiamo prendere l’esempio e da loro abbiamo ereditato il diritto-dovere di lottare per liberare la nostra terra e per portare il nostro popolo verso il suo naturale progresso sociale ed economico.
Antonio Pagano
Fronte di Liberazione della Napolitania
Movimento Indipendentista dei Patrioti Napolitani
Olocausto Napolitano
Le emergenze che attanagliano Napoli hanno assunto, nel tempo, dimensioni drammatiche. Tutto ciò è stato possibile grazie alle connivenze tra Camorra e Stato italiano; legame, questo, che nacque all’alba della cosiddetta unità d’Italia, anno 1860-61. Quella che è oggi conosciuta come la liberazione del Regno delle Due Sicilie dal giogo borbonico fu, in realtà, una feroce guerra di annessione nei confronti di uno stato libero e sovrano, per meri interessi economici e di politica internazionale.
Da quel momento la nazione Napoletana, la Napolitania,# smetterà di avere uno stato che ne faccia gli interessi, per un periodo che a oggi ammonta a 150 anni.
E fu anche il momento in cui lo Stato italiano istituzionalizzò le mafie.
A tutt’oggi, la popolazione napoletana è ostaggio di questo intreccio mortale tra Camorra e istituzioni locali, e il governo centrale, invece di combattere la criminalità, la istituzionalizza (si guardi il caso di Nicola Cosentino) e vara leggi assolutamente inefficaci. Le conseguenze di questa feroce colonizzazione, sono sotto gli occhi di tutti: in 150 anni, Napoli è passata dall’essere una grande capitale mondiale, al diventare un posto famoso solo per camorra e immondizia. E non è un caso che i due “termini” compaiano insieme in una stessa frase. Dietro l’immondizia di Napoli e il suo degrado c’è la politica. Dietro la Camorra c’è la politica. Come stabilisce la Magistratura. In data 25/11/2010 fu emesso, dal GIP di Napoli, il mandato d’arresto per Nicola Cosentino, deputato del Popolo delle Libertà, per concorso esterno in associazione camorristica. Riportiamo le dichiarazioni del Magistrato antimafia Raffaele Cantone:
«senza dubbio la parte più interessante di quel provvedimento riguarda il ruolo che Cosentino ha avuto nell’affaire rifiuti; il suo intervento nelle attività del consorzio Ce4, tanto che, secondo il pentito Vassallo, Cosentino avrebbe persino detto “Il consorzio Caserta 4 sono io”. In base a quanto emerge dall’ordinanza, Cosentino avrebbe anche avuto un ruolo nell’individuare il luogo dove far sorgere l’inceneritore in provincia di Caserta. In quel provvedimento viene poi ricostruita un’altra vicenda molto importante: la creazione di un super consorzio, denominato Impregeco, che avrebbe messo insieme i consorzi di destra e di sinistra, per una gestione bipartisan dell’emergenza, che aveva evidentemente benedizioni ampie. La spazzatura è politicamente colorata e per gestirla al meglio si crea una struttura “arcobaleno” che accontenti tutti.».# Più precisamente, questa la motivazione: «contribuiva in modo decisivo alla programmazione e attuazione del progetto finalizzato a realizzare nella regione Campania un ciclo integrato dei rifiuti alternativo e concorrenziale a quello legittimamente gestito dal sistema Fibe – Fisia Italimpianti, così boicottando le società affidatarie, al fine di egemonizzare l’intera gestione del relativo ciclo economico e comunque creare, controllando direttamente le discariche, luogo di smaltimento ultimo dei rifiuti, e attivandosi nel progettare la costruzione e gestione di un inceneritore, strumentalizzando un’illecita autonomia gestionale a livello provinciale le attività del commissariato di governo per l’emergenza rifiuti all’uopo necessario».# Cosentino – è questa la convinzione dei magistrati della Dda condivisa anche dal gip Raffaele Piccirillo, che aveva firmato l’ordinanza cautelare, e successivamente dalla Cassazione e dal Riesame – avrebbe favorito «il perpetuarsi delle dinamiche economico-criminali, condizionando le attività ispettive della commissione di accesso per lo scioglimento del Comune di Mondragone per infiltrazione mafiosa e le procedure prefettizie dirette al rilascio delle certificazioni antimafia, come nel caso della procedura riguardante l’Ecoquattro spa e relative risoluzioni finali, condotte decisive per la tenuta e lo sviluppo del programma».
Sempre secondo la Magistratura, gran parte dei rifiuti scaricati illegalmente nelle discariche napoletane, proviene da aziende del nord, in particolare da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. La Magistratura ha acquisito un sufficiente numero di “carte” per accertare che gasolio, rifiuti ospedalieri e chimici, e ogni sorta di rifiuto speciale, è stato sversato illegalmente, per 20 anni, sotto il naso dei napoletani; quasi tutti provenienti da aziende del centro e del nord Italia, che pagavano e registravano regolarmente quei viaggi per smaltire in economia le loro scorie. Da questo traffico ci guadagnavano tutti: politici, aziende, banche, camorra. Tutti, tranne i cittadini ignari. Ma i documenti di Contrada Pisani parlano chiaro sulla mappa dei veleni provenienti da ogni angolo d’Italia, tranne che dalla stessa Napoli. Di seguito riportiamo un estratto di un articolo del 2008 della giornalista Conchita Sannino, perché nessuno avrebbe saputo spiegare meglio la situazione:
«Stando ai primi atti raccolti dai pubblici ministeri, difatti, nella discarica quarantennale della periferia ovest di Napoli non arrivavano solo le montagne di sacchetti provenienti da tutta Italia; né solo i rifiuti pericolosi sversati, come autorevoli atti parlamentari ipotizzano, in maniera sotterranea e invisibile – e quindi secondo percorsi non più verificabili. Da ieri spuntano invece responsabilità declinate per nome e provenienza geografica nella caccia agli autori di un presunto disastro colposo provocato dall’enorme quantità e qualità di rifiuti “inadeguati” sepolti nel ventre di Pianura. Basta dare uno sguardo alle cinque pagine di “viaggi ufficiali”, quindi leciti, tratti dagli archivi della Provincia di Napoli e trasmessi dall’ente di piazza Matteotti ai pm che ne avevano fatto richiesta, la sezione coordinata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, titolare del fascicolo il magistrato Stefania Buda.
A scorrere le carte – peraltro incomplete – tenute in serbo dalla Provincia, risulta che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ospedalieri, fanghi speciali, polveri di amianto, residui di verniciatura, alimenti avariati o scaduti sono finiti a Contrada Pisani. Una attività che sarebbe stata regolarmente autorizzata dalle autorità provinciali di Napoli anche se in violazione delle norme a tutela dell’ambiente in vigore dal 1982. Su questo sta indagando il pm Buda, che nei giorni scorsi ha ordinato il sequestro della discarica e che ha ricevuto ieri i dati relativi allo sversamento. Dati per ora relativi al periodo che va dal 1987 al 1994. Il magistrato, che ha avviato l’inchiesta per i casi di malattia e i decessi che si sarebbero verificati a causa dell’inquinamento dell’area, ipotizza i reati di disastro ambientale ed epidemia colposa; e sta verificando anche le eventuali responsabilità amministrative. Va fatta però una premessa: tutti i rifiuti speciali o pericolosi stoccati, se trattati secondo norma, andrebbero considerati non nocivi. Dall’eventuale mancanza di una bonifica adeguata deriva la loro carica di rifiuti cosiddetti “tossici”.
Nell’elenco sono indicate le aziende e le località di provenienza: Brindisi, vari comuni del Torinese (Chivasso, Robassomero, Orbassano), San Giuliano Milanese e Opera (Milano), Cuzzago di Premosello (Milano), Riva di Parabbiago (Milano), Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Mendicino (Cosenza), San Gregorio (Reggio Calabria), e Roma.
Qualche dato tra gli altri. In particolare, nel 1990, arrivano 16 tonnellate di scarti di collante acrilico dalla Sicaf di Cuzzango di Premosello (Novara); stesso periodo, 21 tonnellate di fanghi dell’impianto di depurazione di Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano). Sempre a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, Pianura resta l’eden dei rifiuti speciali: 22 tonnellate di morchie di verniciatura, resine e fanghi arrivano dalla provincia di Padova; 25 tonnellate di rifiuti speciali cosmetici scaduti da Tocco Magico di Roma; altre 50 tonnellate di morchie di verniciatura dalla Sicaf di Premosello (Novara). E ancora: vi finiscono sepolte 79 tonnellate di rifiuti speciali industriali da Centro Stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 113 tonnellate di polveri di amianto bricchettate da Centro di stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino); 552 tonnellate di fanghi di verniciatura della Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano). E, infine, 1.106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio dalla Fonderie Riva di Parabbiago (Milano). Il pm Buda sta svolgendo anche un monitoraggio presso diversi uffici pubblici (Asl, ospedali, Inail, eccetera) per verificare le relazioni tra i casi di tumori e altre malattie e la situazione di inquinamento. Nei prossimi giorni il magistrato nominerà diversi consulenti per accertamenti scientifici. Non è escluso che si prelevino campioni di tessuto da famiglie di cittadini di Pianura per confrontarli con gli esami delle persone colpite in quell’area da mali incurabili.»
Il governo italiano cosa fa in tutto questo? Promuove i camorristi a parlamentari e permette alla Lega Nord di decidere il destino dei napoletani. In piena emergenza rifiuti, la Lega Nord blocca il decreto sui rifiuti# che avrebbe permesso a Napoli di essere ripulita in pochi giorni, trasferendo l’immondizia in altre regioni. È, inoltre, notizia di questi giorni# che l’azienda milanese ha sottratto ai napoletani 50 milioni di euro in tasse sui rifiuti (TARSU).
La Napolitania, appare più che evidente, è una colonia interna allo stato italiano. Pertanto, il Fronte di Liberazione della Napolitania,# che si prefigge lo scopo di rendere indipendente la stessa Napolitania dallo Stato italiano, chiede agli organi americani un intervento massiccio in territorio napolitano. L’Italia ha l’interesse a distruggere uno dei territori più ricchi e belli del mondo. Nessuno ci ascolta, nemmeno l’UE. Solo gli Stati Uniti, che a Napoli hanno delle basi e un consolato, ed un legame storico con la Napolitania per il grande flusso migratorio di napolitani che gli Stati Uniti hanno accolto e che oggi sono parte integrante della realta’ statunitense, possono interessarsi a noi.
Da sempre i regimi italiani che si sono susseguiti in questi 150 anni sono la negazioni dei diritti fondamentali del popolo napolitano, chiediamo quindi che il diritto all’ autodeterminazione del popolo napolitano sia riconosciuto.
FLN – Il Direttivo
Il Portavoce
Antonio Iannaccone
Volantino da stampare in: Volantino fronte-retro

Da quando è iniziata quest’avventura scabrosa dell’italiaunita, il popolo napolitano non ha avuto più bene. Ultimamente si moltiplicano a dismisura gli animi napolitani con la voglia di fare qualcosa contro il sistema italiano nordista, specialmente dopo il proliferare di denunce scritte da comitati popolari e dalla sempre maggiore uscita di libri che mettono in evidenza il perché si è fatta l’italia e il come sono riusciti a fare della Napolitania una colonia interna.
Oltre tutto siamo costretti a subire impassibili alle false accuse di deficienza nazionale e a offese che gratuitamente i signorotti verdastri lanciano contro di noi popolo napolitano. Così oltre ad essere definiti sporchi, puzzoni, inetti, terroni, colerosi, meridionali, inferiori, senza mai ricevere il privilegio di essere definiti italiani se non quando indossiamo una divisa, dobbiamo essere attaccati continuamente dai buzzurri verdastri che ci fanno sentire la mano del padrone quando ci minacciano di non preferire i professori meridionali al nord. Ebbene, nessun meridionale e/o meridionalista che siede alla stessa tavola romanista e milanista del Bossi, ha preso parola e gridato alla vergogna, così come dovrebbe fare ogni rappresentante della nostra gente. Questo è razzismo pulito!
E poi ci usano come colonia allo stesso momento, lanciando l’idea di sfruttare di più il petrolio lucano per tenere bassa la bolletta energetica. Questo è un sopruso che l’oppressore italiano attua nei confronti di un italia meridionale sempre più colonia per favorire gli interessi del settentrione.
Per questo motivo io dico BASTA! Stiamo vivendo una guerra silenziosa, fredda, iniziata 150 anni fa e che solo dopo i primi dieci anni di rivolta sono riusciti a corrompere la plurisecolare nazione napolitana. Ora è venuto il momento di riprenderci la nostra dignità di nazione, il nostro orgoglio di popolo e il nostro onore di Patrioti, perché se fino ad ora abbiamo subito vergognosamente, è anche vero che è venuto il momento di riprenderci da soli il nostro futuro. Questo lo dobbiamo ai nostri avi che combatterono per le nostre terre e che furono definiti briganti. Lo dobbiamo ai nostri figli che possano ritornare a vivere nella propria terra natia senza emigrare.
C’è una guerra in atto? Bene! Ma da oggi non subiremo più in silenzio, chi è silenzioso si rende complice del sistema oppressivo italiano. Perciò dobbiamo rispondere ai vili attacchi dei buzzurri settentrionali. Come? Ebbene loro vogliono boicottare i nostri professori, lavoratori costretti a lavorare altrove? E noi risponderemo boicottando i prodotti settentrionali. Tutto il popolo, tutta la Napolitania si deve mobilitare per dare una risposta a questi infami. “NON SI COMPRINO PIU’ PRODOTTI SETTENTRIONALI”. Questo è il messaggio che dobbiamo coltivare da questo momento in poi e così vediamo se siamo la loro colonia o se siamo un popolo orgoglioso di essere napolitano.
Viva la Napolitania Libera!
Antonio Iannaccone
Portavoce del FLN – Fronte di Liberazione della Napolitania
LIBERIAMO LA NOSTRA TERRA
Già in passato si è dato spunto nel comprare i nostri prodotti meridionali preferendoli a quelli settentrionali. L’Associazione culturale neoborbonica promosse il comprasud, invogliando proprio a comprare prodotti fatti dalle aziende del sud. Ma l’idea non è stata diffusa. Qualcun altro ha usato l’idea per altri scopi ed anche movimenti politici meridionalisti hanno più volte usato questo slogan. Però noi riteniamo che ciò non sia uno slogan, ma è l’unica arma che abbiamo per contrastare le porcate dello stato italiano che ci opprime.
Ultimamente noi del FLN-Fronte di Liberazione della Napolitania ci siamo dedicati al boicottaggio dei prodotti settentrionali, usando ogni mezzo possibile, in particolare il web, così come ha fatto anche la pagina Briganti e non solo.
Perciò noi del FLN abbiamo elaborato il messaggio rinnovandolo nelle direttive che le persone semplici possono attuare, creando un volantino da consegnare a parenti, amici, vicini e conoscenti. Magari consegnandolo a tutti i passanti delle strade delle nostre città.
Per questo motivo si chiede la collaborazione di tutti i cittadini della Napolitania, dagli Abruzzi alla Basilicata, dal Molise alla Calabria, dalla Puglia alla Campania, di scendere in campo a difendere il proprio onore di popolo e nazione mediante un piccolo gesto di diffusione dello stesso volantino qui in appresso pubblicato. Non ci vuole molto per essere dei validi Patrioti, basta un po’ di volontà e spirito d’iniziativa.
Per fare volantinaggio non c’è bisogno di autorizzazione alcuna, che serve solo in caso di occupazione di suolo pubblico con tavolini o gazebo. I volantini possono essere dati a chiunque incontriate per le strade e volendo si possono mettere anche nelle cassette della posta. Il messaggio è importantissimo ed è urgente che tutti ne vengano a conoscenza.
Il volantino può essere stampato su foglio A4 avanti e retro; tagliato a metà fuoriescono 2 volantini pieghevoli scritti dentro e fuori in ogni lato, pratici e tascabili. Altrimenti si può scaricare la versione unica stampabile su un solo lato.
FLN – Fronte di Liberazione della Napolitania
Il Direttivo
Volantino da stampare in: Volantino fronte-retro
Carta dei Napolitani
Per la consapevolezza della libera nazione di Napolitania.
Il Fronte di Liberazione della Napolitania nasce per tutelare la libertà e la dignità del popolo napolitano dall’ormai inarrestabile dominio coloniale del sistema partitocratico italiano, il quale tiene la Napolitania in un degradante stato economico, sociale e politico, lasciandolo sprofondare in una reale “Questione Napolitana”, rigettando le colpe di tale scabrosa situazione sul Popolo Napolitano che non può e non deve rinnegare le proprie colpe, ma deve avere l’opportunità di essere orgoglioso della propria storia che per otto secoli ha visto unire l’Italia meridionale in uno stato nazionale quale il Regno di Napoli, un’unica civiltà che nei secoli si è espressa in tutto il mondo come nazione, e che è andato peggiorando dal punto in cui è iniziata l’annessione al savoiardo Regno di Sardegna, un’operazione definita risorgimento e che tutt’oggi si continua a spacciare per unità d’Italia.
Ciò nonostante il FLN è sicuro che il Popolo Napolitano è conscio di avere la possibilità di maturare una propria società civile e una classe politica meritocratica al di fuori dell’attuale Stato italiano, colpevole di compromessi tra politici, ostaggi del clientelismo, della corruzione e dell’incapacità personale. Il FLN è altresì conscio che la Napolitania può e deve essere una nazione operante nella costruzione di una futura Europa dei Popoli.
Per questi motivi il FLN intende rivendicare la riscossa della Nazione Napolitana e porre tale questione all’attenzione degli organi internazionali. Sotto, sono elencati i punti essenziali della consapevolezza della libera Nazione Napolitana.
Viva la Napolitania Indipendente!
Noi Napolitani, per riacquistare il nostro orgoglio, il nostro onore e la nostra dignità di popolo e nazione, per la tutela della nostra storia e cultura, per a vere un futuro economico, sociale e politico, siamo consapevoli che:
1 – Non è possibile nessun federalismo o federazione all’interno di quest’Italia, ma una Nazione Napolitana con una propria amministrazione indipendente.
2 – E’ basilare l’applicazione della sovranità popolare con una vera democrazia.
3 – Rinascita dell’identità napolitana.
4 – Non più sud o meridione d’Italia, ma centro del Mediterraneo.
5 – Rispetto e insegnamento nelle scuole per le autonomie locali.
6 - Costituzione dei media nazionali napolitani.
7 - Programma economico proprio, in competizione con l’Europa.
8 – Sviluppo del turismo e agevolazioni alle piccole e medie imprese.
9 – Mettere fine all’emigrazione di massa.
10 - Sviluppo commerciale verso l’Europa e i paesi mediterranei.
11 - Costruire delle vere strutture di collegamento sia viarie che ferroviarie.
12 – Programma di sviluppo delle energie alternative. No al nucleare.
13 – Cancellazione delle regioni e costituzioni di province anche autonome.
14 – Ammortizzatori sociali per i bisognosi e costruzione di strutture sociali.
15 – Programma di rilancio delle produzioni napolitane.
16 – Sostenere tutti i cittadini napolitani.
17 – Programma di rivalutazione dei beni artistici, culturali e archeologici di tutto il territorio nazionale napolitano.
18 – Costituzione di banche e assicurazioni proprie. Agevolazioni per le imprese che investiranno su tutto il territorio.
19 – Maggiore cura e interesse verso i bisogni sociali dei cittadini.
20 – Costituzione di un valido corpo di polizia. I nemici della Patria sono isolati all’ergastolo.
21 – Lotta generale alle organizzazioni criminali ed eliminazione totale del pizzo e delle tangenti.
22 – Chi inquina il mare e la terra napolitana è ritenuto nemico della Patria.
23 – Chi è incastrato in casi di corruzione, sia esso corruttore che corrotto, è ritenuto nemico della Patria.
24 - I capi delle organizzazioni criminali organizzate sono ritenuti nemici della Patria.
Si è tenuta in Napoli il giorno 12 marzo 2011 la prima Assemblea del Fronte di Liberazione della Napolitania. Hanno partecipato gli indipendentisti napolitani e anche coloro che volevano capire i motivi della costituzione del Fronte. L’Assemblea si è svolta in due sessioni, una mattutina e una pomeridiana, nelle quali sono stati analizzati numerosi argomenti in merito riguardanti la necessità dell’indipendenza della Napolitania.
Sono intervenuti Antonio Iannaccone, Mario Cortazzo, Amedeo Francesco Mosca e Antonio Pagano che hanno dato vita ad un decisivo dibattito con gli altri partecipanti, alla fine del quale è emersa la ferma volontà di agire per il conseguimento della indipendenza della Napolitania, quale unica forma politica per la sicura risoluzione dei gravi problemi sociali e economici del nostro popolo, che, ingabbiato dalla organizzazione politica a senso unico dello Stato italiano, è impossibilitato da 150 anni a trovare uno sbocco per potersi sviluppare serenamente.
La principale azione del FLN sarà quella di sostenere la nostra causa agli organi internazionali europei, al di fuori di ogni partitismo politico, al fine di costituire, senza contrasti interni o esterni, lo Stato indipendente della Napolitania come nuovo Stato europeo.
Per il conseguimento del nostro fine è stato deciso di organizzarci in circoli di patrioti su tutto il territorio della Napolitania. L’adesione al FLN avviene con la compilazione del relativo modulo di iscrizione distribuito dal direttivo che contatterà anche tutti coloro che per motivi di distanza non sono potuti essere presenti all’assemblea.
Il Direttivo
20/02/2011
COMUNICATO NR. 1
Nasce il Fronte di Liberazione della Napolitania
Vista la devastante governabilità a senso unico dello Stato italiano, il quale, nonostante il susseguirsi dei vari governi, ha solo alimentato in 150 anni di annessione il divario economico e sociale tra le varie parti del suo territorio, portando all’inarrestabile degrado della situazione economica e sociale in cui la Napolitania è sprofondata.
Considerando la debole forza delle voci meridionaliste, che non sono mai riuscite a infondere quel senso di concretezza politica nell’animo del nostro Popolo.
Ritenendo che solo la realizzazione di una Napolitania libera e sovrana sia l’unica soluzione per realizzare lo sviluppo sociale del nostro popolo e del suo territorio,
NOI NAPOLITANI
dopo attenta analisi riteniamo che sia necessario dare vita a uno strumento concreto per la realizzazione dei nostri principali obiettivi di rinascita morale, sociale ed economica con la istituzione del FRONTE di LIBERAZIONE della NAPOLITANIA, con il fine di denunciare agli organi internazionali la situazione di continua e opprimente colonizzazione che da 150 anni subiamo, per liberarci dalle catene con le quali lo Stato italiano avviluppa le nostre anime usando la nostra vita per interessi che non sono quelli napolitani e per riacquistare la nostra indipendenza che è l’unica via mediante la quale possiamo realizzare finalmente il nostro sviluppo.
Chi sente queste convinzioni come proprie e ritiene che sia giunto il momento di non farsi più ingannare dalle truffaldine competizioni elettorali italiane, può prendere parte all’Assemblea che si terrà sabato 12 marzo a Napoli.
Chi desidera partecipare può mandare una mail a napolitania_direttivo@virgilio.it indicando il nome e cognome, luogo di provenienza e numero di cellulare.
Il Portavoce
Antonio Iannaccone
Il Segretario
Luigi Ferrara









