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	<title>FLN</title>
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	<description>Fronte di Liberazione della Napolitania</description>
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		<title>Equitalia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti credono ancora che lo Stato siamo noi, rifiutandosi di vedere la realta&#8217; delle cose. Il drenaggio di risorse che lo stato italiano ha applicato sulle popolazioni del Mezzogiorno d&#8217;Italia e&#8217; avvenuto ininterrottamente dal 1861 ad oggi. Equitalia e&#8217; oggi solo uno dei nuovi strumenti oppressivi che lo stato italiano usa ed ha usato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-387" title="equitalia" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Molti credono ancora che lo Stato siamo noi, rifiutandosi di vedere la realta&#8217; delle cose.</p>
<p>Il drenaggio di risorse che lo stato italiano ha applicato sulle popolazioni del Mezzogiorno d&#8217;Italia e&#8217; avvenuto ininterrottamente dal 1861 ad oggi. Equitalia e&#8217; oggi solo uno dei nuovi strumenti oppressivi che lo stato italiano usa ed ha usato in questi 151 anni di malaunita&#8217;.</p>
<p>Da sempre i napolitani, i siciliani ed i sardi, pagano all&#8217;erario, alle banche, alle lobbies economiche ed alle assicurazioni del nord molto di piu&#8217; di quello che ricevono in forma di investimenti, infrastrutture e servizi funzionanti.</p>
<p>Questo evidente squilibrio tra il dare e il ricevere, non e&#8217; una semplice ed arbitraria ingiustizia ma parte integrante del sistema coloniale italiota, un sistema che mantiene la Napolitania, la Sicilia e la Sardegna colonie interne.</p>
<p>Il sistema particolare e&#8217; composto da mafie, politica (sotto forma di clientelismo) ed un sottosviluppo artificiale perenne creato proprio da una basso investimento complessivo, afficancato inoltre da un alto spreco di queste poche risorse da parte di amministratori locali incompetentidi e corrotti (compraderos), ed un alto prelievo complessivo economico per capita, attenzione economico e non fiscale, perche&#8217; oltre ad un prelevio fiscale dello stato esistono tariffe piu&#8217; alte su energia, assicurazioni, carburanti, costi bancari piu&#8217; la parte che le mafie trattengono tramite il pizzo o attraverso la monopolizzazione di alcuni mercati.</p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-388" title="equitalia2" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia2-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia2.jpg"></a>Equitalia e&#8217; quindi solo uno degli ultimi strumenti di oppressione da usare contro i popoli colonizzati e l&#8217;unica salvezza per il popolo napolitano da questa  inarrestabile emoragia che questa crisi tutta italiana fara&#8217; allargando ancor di piu&#8217;, e&#8217; una presa di coscienza popolare, prendere coscienza della situazione coloniale in cui siamo costretti a vivere da 151 anni e senza se e senza ma abbattere il sistema coloniale italiano, con tutti i mezzi possibili e facendo squadra, cosi come abbiamo cacciato i nazifascisti nel 1943, dobbiamo cacciare i compraderos, i servi dello stato occupante e le loro strutture anti-sociali.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-389" title="equitalia1" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia1.jpg" alt="" width="275" height="183" /></p>
<div>
<p>FLN in riguardo ad Equitalia pensa che e&#8217; doveroso ribellarsi alle loro angherie ed alla loro usura istituzionalizzata, se la disperazione della gente cresce saranno inevitabili atti di violenza, non ci meravigliamo se i napolitani stanchi dei soprusi possano ribellarsi violentemente alla continua morsa dell&#8217;usura di stato!</p>
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<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia-scheda.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-390" title="equitalia-scheda" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/05/equitalia-scheda.gif" alt="" width="593" height="674" /></a></p>
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</div>
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		<title>Primo Meeting Indipendentisti, Napoli 2012-04-28</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admfln</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>

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		<description><![CDATA[Napoli, sabato 28 aprile 2012, uno straordinario evento, all’insegna dell’indipendentismo napolitano, si è svolto nel pomeriggio all’Hotel Terminus di Piazza della Ferrovia, il Primo Meeting Indipendentista organizzato dal Fronte di Liberazione della Napolitania – FLN. Il Comitato Campano FLN, curato dal compatriota Coordinatore Ciro Borrelli, ha organizzato un ottimo incontro, ricevendo i complimenti di tutti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli, sabato 28 aprile 2012, uno straordinario evento, all’insegna dell’indipendentismo napolitano, si è svolto nel pomeriggio all’Hotel Terminus di Piazza della Ferrovia, il Primo Meeting Indipendentista organizzato dal Fronte di Liberazione della Napolitania – FLN.<br />
Il Comitato Campano FLN, curato dal compatriota Coordinatore Ciro Borrelli, ha organizzato un ottimo incontro, ricevendo i complimenti di tutti. La maggior parte dei 74 presenti sono rimasti soddisfatti del materiale presentato e apprezzato gli sforzi della realizzazione.<br />
<a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/04/564322_3570805863783_1082071044_3361741_1030336897_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-372" title="564322_3570805863783_1082071044_3361741_1030336897_n" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/04/564322_3570805863783_1082071044_3361741_1030336897_n-300x268.jpg" alt="" width="300" height="268" /></a><br />
Infatti il FLN ha avuto il coraggio di radunare e aprirsi alla collaborazione di altri movimenti dando democraticamente la possibilità a tutti di pronunciarsi su eventuali proposte secondo le proprie idee, ma la spiegazione del FLN è stata precisa e completa. Purtroppo il Dott. Antonio Pagano, Presidente Onorario del Fronte, era assente per causa di salute e il suo intervento è stato letto dal moderatore e compatriota Giovanni Cervero, portando a conoscenza alcuni fatti storici di natura politica, economica e sociale che in quest’italia hanno reso la Napolitania a stato di colonia interna. Unica soluzione l’indipendenza.</p>
<p>E’ seguito l’intervento del Portavoce del FLN Antonio Iannaccone che ha spiegato chiaramente com’è possibile arrivare all’indipendenza mediante una giusta disposizione mentale basata sulla ritrovata identità napolitana e, come popolo, perorare la Causa agli organi internazionali quali le Nazioni Unite, ricordando che ripetutamente, come anche negli ultimi giorni, è presentata denuncia agli uffici competenti dell’ONU su come lo stato italiano si adopera sistematicamente alla colonizzazione della Napolitania, facendo appello all’Autodeterminazione dei Popoli.</p>
<p>Ha fatto seguito l’intervento della compatriota Drusiana Vetrano, membro del Consiglio Direttivo del FLN, la quale ha ben evidenziato con cura e precisione, già come negli ultimi decenni le Nazioni Unite si sono attivate e spese per la realizzazione dell’indipendenza di svariate nazioni.<br />
<a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/04/580496_3570805943785_1082071044_3361742_161951864_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-374" title="580496_3570805943785_1082071044_3361742_161951864_n" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/04/580496_3570805943785_1082071044_3361742_161951864_n-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a><br />
Straordinario è stato l’intervento di Ciro Corona dell’Associazione (R)Esistenza Scampia, che con il suo fare ha riempito di orgoglio tutti gli astanti, giacché ha spiegato come stanno lavorando per la ripresa di giovani altrimenti persi.<br />
Questo è una conseguenza del colonialismo italiano, l’abbandono sociale delle nostre genti. BRAVO!</p>
<p>Ospiti meridionalisti si sono pronunciati sul tema, apprezzando il sincero coraggio dei Patrioti del FLN di portare avanti l’idea di separarsi dallo stato italiano come risoluzione dei nostri problemi, ma hanno rimarcato la loro linea di rimanere nelle soluzioni meno drastiche del neomeridionalismo.<br />
Infatti, è stato apprezzato l’intervento del Prof. Vincenzo Gulì che ha riconosciuto l’esistenza storica della Napolitania e che la nazione napolitana ha diritto all’indipendenza. Anche il presidente di Insorgenza Civile Napoli ha elogiato il fare determinato del FLN.<br />
Unico totalmente compiaciuto del modo di fare del FLN e dell’idea indipendentista, è stato il Prof. Stefano Surace, Presidente del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale(PSIM) e giornalista internazionale per ABCnews e che ci ha onorato della sua presenza e con il suo intervento. La base per una collaborazione è stata discussa.</p>
<p>‎Sono stati graditissimi i sinceri saluti dall&#8217;amico e Patriota Gennaro Brandolini di RDS &#8211; Rinascita del Sud, che con le sue parole si è espresso per una veloce e completa liberazione della nostra amata terra.</p>
<p>Anche se qualche intervenuto non ha ritenuto fattibile il programmatico cammino intrapreso dal Movimento FLN per raggiungere l’indipendenza della Napolitania, il FLN continuerà la lotta, con l&#8217;idea indipendentista che va diffondendosi sempre più nel popolo in modo irreversibile.</p>
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		<title>Dossier &#8211; Colonizzazione della Napolitania</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 14:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admfln</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Clicca sull&#8217; immagine per scaricare la denuncia:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Clicca sull&#8217; immagine per scaricare la denuncia:</strong></p>
<p><a href="https://docs.google.com/open?id=0B0AW_X7kcDVQNUZqNzRzR3RvZGc"><br />
<img alt="onu" src="http://centri.univr.it/resistenza/novecento/HTML/images/onu.gif" title="onu" class="alignnone" width="366" height="312" /></a></p>
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		<title>Primo meeting indipendentista, Napoli, 28 Aprile</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
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		<description><![CDATA[FLN, nella veste di movimento di patrioti per la liberazione della Nazione Napoletana, si è fatto promotore del primo evento che abbia mirato a radunare gli indipendentisti di tutti popoli oggi soggiogati dallo stato italiano. Il meeting, aperto a tutti, si svolgerà all&#8217;Hotel Terminus di Napoli, zona Stazione centrale, il giorno Sabato 28 Aprile 2012, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FLN, nella veste di movimento di patrioti per la liberazione della Nazione Napoletana, si è fatto promotore del <a href="https://www.facebook.com/events/322490777815206/">primo evento</a> che abbia mirato a radunare gli indipendentisti di tutti popoli oggi soggiogati dallo stato italiano. </p>
<div id="attachment_347" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="https://www.facebook.com/events/322490777815206/"><img src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/04/Screen-Shot-2012-04-18-at-13.13.57.png" alt="Clicca sull&#039;immagine per andare all&#039;evento Facebook" title="Clicca sull&#039;immagine per andare all&#039;evento Facebook" width="550" class="size-full wp-image-347" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca sull&#039;immagine per andare all&#039;evento Facebook</p></div>
<p>Il meeting, <strong>aperto a tutti</strong>,  si svolgerà all&#8217;<a href="http://www.starhotels.com/hotels/terminus/it/home.aspx">Hotel Terminus di Napoli</a>, zona Stazione centrale, il giorno Sabato 28 Aprile 2012,  con inizio alle ore 15.00.</p>
<p>L&#8217;argomento principale è ovviamente l&#8217;indipendenza, le ragioni che spingono all&#8217;indipendentismo e discussioni su quale vie percorrere per ottenere tale obiettivo. </p>
<p>Come detto, il meeting sarà aperto a tutti coloro che vorranno partecipare e sarà possibile intervenire per chiunque ne faccia richiesta.</p>
<p>Il meeting invita tutte le rappresentanze indipendentiste a essere presenti a questo importante incontro che vuole, per la prima volta nella storia dello stato italiano, riunire insieme tutti gli indipendentisti che hanno ormai capito che la ragione di tutti i mali giace nell&#8217;essenza stessa, nelle fondamenta e nell&#8217;alta dirigenza del sistema-stato Italia. </p>
<p>Sardi, Siciliani, Veneti, e tutti gli altri sono caldamente invitati. Rappresentanze Venete ci sono state già confermate. </p>
<p>La sede dell&#8217;evento è in <a href="http://maps.google.co.uk/maps?ix=seb&#038;q=Piazza%20Garibaldi%2C%2091-%2080142%20-%20Napoli&#038;um=1&#038;ie=UTF-8&#038;hl=en&#038;sa=N&#038;tab=wl&#038;authuser=0">Piazza Garibaldi, 91,  80142, Napoli</a>; Tel: +39 081 7793111</p>
<div id="attachment_341" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><a href="http://maps.google.co.uk/maps?ix=seb&amp;q=Piazza%20Garibaldi%2C%2091-%2080142%20-%20Napoli&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;hl=en&amp;sa=N&amp;tab=wl&amp;authuser=0"><img src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/04/Screen-Shot-2012-04-18-at-12.53.59.png" alt="Mappa Hotel Terminus" title="Mappa Hotel Terminus" width="550" class="size-full wp-image-341" /></a><p class="wp-caption-text">Mappa Hotel Terminus, clicca sull'immagine per andare a Google Maps</p></div>
<p>Maggiori informazioni su come raggiungere l&#8217;Hotel <a href="http://www.starhotels.com/hotels/terminus/it/location/find-us.aspx">le trovate sul sito ufficiale dello stesso</a>.</p>
<h3>I promotori</h3>
<p>Fra i promotori del meeting Antonio Iannaccone, Drusiana Vetrano, Ciro Borrelli, Giovanni Cervero ed altri dirigenti del Fronte di Liberazione della Napolitania.</p>
<p>In particolare è Ciro Borrelli, coordinatore del Comitato Campano FLN, ad aver organizzato il meeting.</p>
<p>Giovanni Cervero ha tenuto ad invitare Stefano Surace (del <a href="http://www.duesicilie.org/spip.php?article439&#038;lang=it">PSIM</a>) il quale, apprezzando questa viva assonanza di vedute e di volontà, ha accettato di parteciparvi soprattutto come giornalista d’inchieste e d’opinione impegnato a fondo nella battaglia per il Sud.</p>
<h3>Altri link</h3>
<p>Si parla di questo evento anche ai seguenti link</p>
<ul>
<li><a href="http://www.lindipendenza.com/partito-secessionista-meridionale/">NAPOLI: AD APRILE MEETING INDIPENDENTISTI MERIDIONALI</a>;</li>
<li><a href="http://www.positanonews.it/articoli/75161/napoli_primo_meeting_indipendentisti.html">NAPOLI: PRIMO MEETING INDIPENDENTISTI</a>;</li>
</ul>
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		<title>FLN a Potenza contro il colonialismo italiano!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 09:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admfln</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande manifestazione a Potenza contro lo sfruttamento sfrenato del territorio Lucano da parte del movimento Mò BAST di Giuseppe Di Bello a cui c&#8217;è stata una folta partecipazione del Fronte di Liberazione della Napolitania (FLN), Patrioti Napolitani accorsi a sostenere i fratelli lucani. Il FLN sostiene tutte le iniziative contro lo sfruttamento della Napolitania da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><embed class="video_player" type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="375" src="http://assets.tumblr.com/swf/video_player.swf?22" bgcolor="#000000" quality="high" wmode="transparent" allowfullscreen="true" flashvars="file=http%3A%2F%2Fnapule.tumblr.com%2Fvideo_file%2F18310534420%2Ftumblr_m001b3xyOi1r5kbki&amp;orientation=landscape&amp;poster=http%3A%2F%2Fmedia.tumblr.com%2Ftumblr_m001b3xyOi1r5kbki_frame1.jpg,http%3A%2F%2Fmedia.tumblr.com%2Ftumblr_m001b3xyOi1r5kbki_frame2.jpg,http%3A%2F%2Fmedia.tumblr.com%2Ftumblr_m001b3xyOi1r5kbki_frame3.jpg,http%3A%2F%2Fmedia.tumblr.com%2Ftumblr_m001b3xyOi1r5kbki_frame4.jpg,http%3A%2F%2Fmedia.tumblr.com%2Ftumblr_m001b3xyOi1r5kbki_frame5.jpg"></embed></p>
<p>Grande manifestazione a Potenza contro lo sfruttamento sfrenato del territorio Lucano da parte del movimento Mò BAST di Giuseppe Di Bello a cui c&#8217;è stata una folta partecipazione del Fronte di Liberazione della Napolitania (FLN), Patrioti Napolitani accorsi a sostenere i fratelli lucani. Il FLN sostiene tutte le iniziative contro lo sfruttamento della Napolitania da parte dello stato italiano sempre più dittatoriale.</p>
<p>Sono stati distribuiti migliaia di volantini alla popolazione, che pur rimanendo ai bordi della manifestazione ha apprezzato l&#8217;iniziativa.<br />
Il corteo ha visto sfilare più di 500 persone tra cui molti studenti, vera vittoria della manifestazione. I Patrioti FLN sono giunti da Napoli,  Foggia, Bari, Salerno, Caserta, Calabrie, che si sono affiancati ai Patrioti locali rappresentati dal Coordinatore FLN Rocco Guarino.  Ha partecipato alla manifestazione anche il Portavoce del FLN Antonio Iannaccone che ha ringraziato i Patrioti per lo sforzo sostenuto e il tenente Di Bello per le parole espresse nei confronti di tutto il FLN.</p>
<p>Questa deve essere la prima di una lunga serie di proteste popolari che devono ridare voce al popolo lucano e non solo, e mandare in pensione quest&#8217;italia della corruzione e della malapolitica regionale e nazionale. Non bisogna demordere, la gente deve capire che solo una Napolitania indipendente può sostenere una vera rinascita dei nostri territori martoriati dai pescecani italiani. Dall&#8217;Abruzzo allo Ionio, dal Tirreno all&#8217;Adriatico, abbiamo bisogno di una nostra amministrazione scevra da quell&#8217;italianismo romanocentrico e milanocentrico.</p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/315465_2237096601936_1083611136_2595966_634521_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-336" title="315465_2237096601936_1083611136_2595966_634521_n" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/315465_2237096601936_1083611136_2595966_634521_n-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/manifestazione12.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-337" title="manifestazione12" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/manifestazione12-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>La “patacca” di Rai Uno con l’improbabile brigante</title>
		<link>http://fln.eu.com/archives/323</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[La “patacca” di Rai Uno con l’improbabile brigante Posted by altrorisorgimento on 14 febbraio 2012 Se Rai Uno voleva presentare una puntata della serie Beautifull, poteva farlo, senza scomodare Carmine Crocco, il brigantaggio, il risorgimento e l’unità d’Italia. Le due puntate dello sceneggiato si sono risolte in un inanellarsi di storie d’amore, di corna e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>La “patacca” di Rai Uno con l’improbabile brigante</h1>
<div>Posted by <a title="Visualizza tutti i post di altrorisorgimento" href="http://altrorisorgimento.wordpress.com/author/altrorisorgimento/">altrorisorgimento</a> on <a rel="bookmark" href="http://altrorisorgimento.wordpress.com/2012/02/14/la-patacca-di-rai-uno-con-limprobabile-brigante/">14 febbraio 2012</a></div>
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<p><a href="http://altrorisorgimento.files.wordpress.com/2012/02/crocco.jpg"><img title="Crocco" src="http://altrorisorgimento.files.wordpress.com/2012/02/crocco.jpg?w=273&amp;h=300" alt="" width="273" height="300" /></a>Se Rai Uno voleva presentare una puntata della serie  Beautifull, poteva farlo, senza scomodare Carmine Crocco, il brigantaggio, il  risorgimento e l’unità d’Italia. Le due puntate dello sceneggiato si sono  risolte in un inanellarsi di storie d’amore, di corna e di riappacificazioni  dove i buoni sentimenti, alla fine, l’hanno avuta vinta.</p>
<p>Ma cosa c’entra la storia? Questo povero nostro Paese avrebbe bisogno di  filmati onesti per sapere e per capire e si ritrova dei polpettoni che,  piuttosto, aumentano la confusione.</p>
<p>Certo, il Carmine Crocco che entra a Potenza, alla testa dei garibaldini, per  proclamare l’indipendenza, dovevano risparmiarselo. E il battesimo della figlia  – “Libera” – avvolta nel tricolore è un altro dettaglio che, per pudore, poteva  essere evitato.</p>
<p>La vera – clamorosa – menzogna è consistita nel presentare il brigantaggio  come preesistente all’unità d’Italia e inserire Carmine Crocco in una banda di  fuorilegge che, solo eccezionalmente e solo per un momento, hanno accettato di  indossare la casacca della politica.</p>
<p>Niente di più falso. Crocco, prima di Garibaldi, non viveva alla macchia e  quando capeggiò una banda di rivoltosi lo fece per difendere la propria terra  dai piemontesi che l’avevano invasa. Dopo…avvenne dopo… Lo seguirono in mille e  altre decine di migliaia lottarono – e morirono – perché volevano governare il  loro presente e decidere il loro futuro.</p>
<p>L’argomento non è semplice.</p>
<p>Difficile condensare in una pellicola le vicende (anche complesse) che hanno  portato una classe dirigente ad abbandonare il Borbone per schierarsi con i  Savoia.</p>
<p>Difficile spiegare che chi voleva la repubblica si è  ritrovato una monarchia, anche abbastanza ottusa.</p>
<p>Difficile dare conto di una popolazione che,  inizialmente, ha anche parteggiato per Garibaldi che prometteva “la terra ai  contadini” ma che, da subito, ha compreso che “si stava meglio quando si stava  peggio”.</p>
<p><img title="brigantaggio" src="http://altrorisorgimento.files.wordpress.com/2012/02/brigantaggio.jpg?w=300&amp;h=223" alt="" width="300" height="223" /></p>
<p>Gli sceneggiatori di Rai Uno hanno risolto le questioni evitandole e si sono  rifugiati nei buoni sentimenti degli innamorati, convinti che l’amore trionfa.  Mostrare – per esempio – una rappresaglia piemontese (una delle tante che hanno  martoriato il Meridione) poteva disturbare i telespettatori della prima  serata.</p>
<p>Ma un approfondimento – anche cinematografico – di quei tempi e di quelle  vicende non è impossibile. I “Briganti” di Pasquale Squitieri sono uno splendido  esempio di trama avvincente, coerenza storica e onestà intellettuale. Il che  spiega perchè quella pellicola è stata boicottata e, per vederla, occorre  procurarsela “en clandestine”.</p>
<p>da: http://altrorisorgimento.wordpress.com/2012/02/14/la-patacca-di-rai-uno-con-limprobabile-brigante/</p>
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<p><em><span style="color: #ff0000;"><br />
Noi del <strong>FLN &#8211; Fronte di Liberazione della Napolitania</strong> non possiamo far altro che prendere atto di questo scempio cinematografico e continuare a premere sul nostro popolo che viene continuamente martoriato nella coscienza e storicamente mistificato. Almeno avessero fatto sentire il discorso di <strong>Francesco II</strong>: &#8221;Ho preferito lasciare Napoli, la mia propria casa, la mia diletta capitale per non esporla agli orrori d&#8217;un bombardamento, come quelli che hanno avuto luogo più tardi in Capua ed Ancona. Ho creduto di buona fede che il Re del Piemonte, che si diceva mio fratello, mio amico, che mi protestava disapprovare la invasione di Garibaldi, che negoziava col mio governo un&#8217;alleanza intima per veri interessi d&#8217;Italia, non avrebbe rotto tutti i patti e fatte violare tutte le leggi, per invadere i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazioni di guerra. Se questi erano i miei torti, preferisco le mie sventure ai trionfi dei miei avversari&#8221;. </span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></em></p>
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		<title>L&#8217;urlo d&#8217;orgoglio di Napoli</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 07:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al grido di “Il sud non è una colonia!” Napoli ha alzato di nuovo la voce. Dopo la spontanea manifestazione di solidarietà verso la mobilitazione dei siciliani contro la politica italiana del 23 gennaio, ecco che ieri Napoli ha voluto dare un forte segno di orgoglio e alcune centinaia di persone hanno sfidato il freddo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/429580_3269749746626_1353819518_4581553_745133115_n.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-316" title="429580_3269749746626_1353819518_4581553_745133115_n" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/429580_3269749746626_1353819518_4581553_745133115_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Al grido di “Il sud non è una colonia!” Napoli ha alzato di nuovo la voce. Dopo la spontanea manifestazione di solidarietà verso la mobilitazione dei siciliani contro la politica italiana del 23 gennaio, ecco che ieri Napoli ha voluto dare un forte segno di orgoglio e alcune centinaia di persone hanno sfidato il freddo per puntare il dito contro quest’italia che continua da 150 anni a opprimere la nostra Capitale.</p>
<p>Una rappresentanza locale del FLN ha preso parte a questa iniziativa antipartitica sventolando la bandiera della Napolitania, insieme ad altri movimenti identitari come Rinascita del Sud, Insieme per la Rinascita, Insorgenza Civile, fortemente rappresentato e organizzatore, Vanto e Mò Bast contro il caro assicurazioni.</p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/427353_3269740906405_1353819518_4581545_1521871319_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-317" title="427353_3269740906405_1353819518_4581545_1521871319_n" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2012/02/427353_3269740906405_1353819518_4581545_1521871319_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> L&#8217;idea indipendentista del FLN non poteva mancare in una scossa d&#8217;orgoglio di Napoli e ha saputo distinguersi al momento opportuno, assieme agli altri movimenti, astenendosi dai cori anti De Magistris di  Insorgenza.</p>
<p>C’è una forte presa di coscienza tra la gente ormai stanca dei soprusi politici, ormai non vuole più essere costretta a subire, Napoli vuole reagire. E’ l’inizio di una svolta? Il Fronte di Liberazione della Napolitania ci crede, perché ha fiducia nel popolo napolitano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Olocausto Napolitano</title>
		<link>http://fln.eu.com/archives/298</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[by Vincenzo Russo È il 27 gennaio e tutti i wanna-be democratici d’Italia si apprestano, puntuali come sempre nel dimostrare la loro presunta grandezza morale, a commemorare il Giorno della Memoria, una ricorrenza istituita con tanto di legge dal Parlamento italiano «che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>by Vincenzo Russo</p>
<p>È il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/27_Gennaio">27 gennaio</a> e tutti i <em>wanna-be</em> democratici d’Italia si apprestano, puntuali come sempre nel dimostrare la loro presunta grandezza morale, a commemorare il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria">Giorno della Memoria</a>, una ricorrenza istituita con tanto di legge dal Parlamento italiano «che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in <strong>commemorazione delle vittime del nazifascismo</strong>». <strong>Giustissimo</strong>, per carità.<sup><a id="fnref-1079-1" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-1">1</a></sup></p>
<p>Tuttavia voglio andare a toccare un argomento che purtroppo la maggioranza dei cittadini di questo paese ancora ignora. Infatti, le istituzioni di questo paese, prima ancora della pur doverosa commemorazione delle vittime del nazifascismo, dovrebbe occuparsi di ristabilire dignità e rispetto, e perché no, anche un po’ di verità: ricordare allo Stato tutto che se esso esiste è grazie anche all’<strong>Olocausto Napoletano</strong>.<sup><a id="fnref-1079-2" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-2">2</a></sup></p>
<div id="attachment_1081"><img title="Lapide commemorativa." src="http://napule.org/files/2011/01/Lapide-Fenestrelle.jpeg" alt="Lapide commemorativa in onore delle vittime napolitane posta all'interno del Forte" width="600" height="433" />Lapide commemorativa in onore delle vittime napolitane posta all&#8217;interno del Forte di Fenestrelle (Torino)&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Olocausto Napoletano» non è un’espressione riconosciuta ufficialmente, ma dati la definizione antonomastica di «olocausto» e i dati che sto per citarvi, l’accostamento spiega in due parole quello che invece io dovrò spiegarvi usandone qualcuna in più, ma che vi anticipo con una triade scioccante: <strong>un milione di morti</strong>, <strong>deportazioni</strong>, <strong>leggi razziali</strong>. Tutto a danno di quelli che oggi chiamiamo <strong>meridionali</strong>.</p>
<h3>Premessa</h3>
<p>Correva l’anno 1860 e a quei tempi con il termine <em>napolitano</em> si indicavano gli abitanti e il territorio della parte continentale del Regno delle Due Sicilie. A seguito di quella che molti di voi conoscono come «liberazione»,<sup><a id="fnref-1079-3" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-3">3</a></sup> ma che in realtà fu <a href="http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=53&amp;Itemid=73">invasione</a>, scoppiò il fenomeno oggi conosciuto come <em>brigantaggio</em>, che per lungo tempo interessò soprattutto la parte continentale delle Due Sicilie.</p>
<p>Questa non è la sede per i dettagli, quindi vi dirò seccamente: <strong>i briganti non erano</strong>, per la maggior parte, <strong>realmente tali</strong>. Per citare la famosissima frase di Gramsci: «<em>Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti</em>».<sup><a id="fnref-1079-4" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-4">4</a></sup></p>
<p>Erano in pratica dei <em>partigiani</em> in difesa della indipendenza della propria terra. Tra le loro fila, oltre ai contadini, si unirono numerosi soldati dell’esercito borbonico ormai sciolto dopo<a href="http://www.amazon.it/Lassedio-condann%C3%B2-lItalia-allUnit%C3%A0-italiani/dp/8817043168">l’ultima resistenza a Gaeta</a>.</p>
<h3>Un milione di morti</h3>
<p>Sebbene le stime ufficiali non si siano volute spingere oltre i 250.000 morti, <a href="http://www.facebook.com/antonio.ciano">Antonio Ciano</a>, nel suo libro «<a href="http://www.eleaml.org/sud/essenziali/massacro_ciano.html">I Savoia e il massacro del Sud</a>», parla di <strong>un milione di morti uccisi</strong>,<sup><a id="fnref-1079-5" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-5">5</a></sup> cifra<strong>non inverosimile</strong> dal momento che il corpo di occupazione piemontese, «che disponeva ormai di tutta la forza d’Italia» (cit. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_II_delle_Due_Sicilie">Francesco II</a>), compresa la guardia nazionale di trista memoria, assommava, nel 1865, anno del massimo sforzo contro la resistenza meridionale, a mezzo milione di uomini. «Se si traesse il novero dei fucilati, dei morti nelle zuffe, dè carcerati dal Piemonte, per soggiogare il Regno di Napoli, senza fallo si troverebbe assai maggiore di quello dei voti del plebiscito, strappati con la punta del pugnale e colle minacce del moschetto…» riferisce <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Civilt%C3%A0_Cattolica">La Civiltà Cattolica</a> (Serie IV, Vol. XI, 1861, pag. 618). Come dire che i morti, nel mese di agosto del 1861, superavano già di gran lunga il milione trecentomila.<sup><a id="fnref-1079-6" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-6">6</a></sup></p>
<p>L’azione piemontese era talmente scandalosa e cruenta che persino <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_d'Azeglio">Massimo d’Azeglio</a>, il quale <a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/News/visualizza_asset.html_570068014.html">ebbe già a scrivere</a>, in una lettera privata, che «unirsi ai Napoletani è come giacere con un lebbroso», fu costretto a dichiarare pubblicamente «[...] so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni [per tenere il Regno] e di là si [...] si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti [...] Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate».<sup><a id="fnref-1079-7" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-7">7</a></sup></p>
<h3>Gli eccidi</h3>
<p>Un pensiero particolare a tutti quei paesi che l’occupazione piemontese ha spazzato via dalle carte geografiche o, quando non c’è riuscita, ha ridimensionato considerevolmente. Simbolo di questi avvenimenti è il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Pontelandolfo_e_Casalduni">massacro di Pontelandolfo e Casalduni</a>.<sup><a id="fnref-1079-8" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-8">8</a></sup> «Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra» ordinò <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Cialdini">Cialdini</a> a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Eleonoro_Negri">Negri</a>.<sup><a id="fnref-1079-9" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-9">9</a></sup> A operazione compiuta quest’ultimo rispose: «Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora».<sup><a id="fnref-1079-10" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-10">10</a></sup> «Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava»<sup><a id="fnref-1079-11" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-11">11</a></sup> [...] «Non si poteva stare intorno per il gran calore. E quale rumore facevano quei poveri diavoli che per sorte avevano da morire abbrustoliti sotto le rovine delle case. Noi, invece, durante l’incendio, avevamo di tutto: pollastri, vino, formaggio e pane».<sup><a id="fnref-1079-12" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-12">12</a></sup></p>
<h3>Il Lager di Torino</h3>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Fenestrelle">Forte di Fenestrelle</a> fu usato dai Savoia per deportare soldati borbonici.<sup><a id="fnref-1079-13" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-13">13</a></sup> Le stime ufficiali arrivano a 24.000 soldati deportati (per alcuni dei quali, pochi invero, oggi conosciamo <a href="http://www.duesicilie.org/spip.php?article266&amp;lang=it">i nomi e l’età</a>), <strong>lasciati morire di fame e di freddo</strong>, e i cui <strong>corpi furono sciolti nella calce viva</strong> collocata in una grande vasca, ancora oggi visibile, situata nel retro della chiesa all’ingresso del forte. All’interno del forte ancora oggi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Scritta_Forte_Fenestrelle.jpg">si legge</a> la frase: «Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce». La stessa frase si ritroverà anni dopo ad Auschwitz.<sup><a id="fnref-1079-14" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-14">14</a></sup></p>
<h3>Altri tentativi di deportazione</h3>
<p>«Tutti i criminali meridionali dovrebbero essere deportati in un luogo disabitato e lontano migliaia di chilometri dal Belpaese. In Patagonia, per esempio». Intenzioni e progetto portano la firma di un presidente del consiglio italiano: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Federico_Menabrea">Luigi Federico Menabrea</a>. Siamo nel 1868.<sup><a id="fnref-1079-15" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-15">15</a></sup> Si provò ripetutamente a chiedere un’area di deportazione a diversi governi, come quello inglese e quello argentino. Tutti i tentativi fallirono, perché nessuno riuscì a trovare il modo di giustificare una aberrazione simile.</p>
<h3>Leggi razziali</h3>
<p>La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Pica">Legge Pica</a>, varata nel 1863 e prorogata più volte, autorizzava difatti lo stato d’assedio nelle regioni meridionali della penisola e successivamente anche nella Sicilia. Ciò, unito alle teorie di antropologia criminale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso">Cesare Lombroso</a>, secondo le quali era, in pratica, possibile decretare che una persona fosse un brigante o un criminale in base alle sue fattezze, causò una <em>pulizia etnica</em> di fatto.</p>
<p>Oggi, in nome di Cesare Lombroso, troviamo un museo di antropologia criminale,<sup><a id="fnref-1079-16" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-16">16</a></sup> guarda caso a Torino. Questo museo è in pratica una fossa comune legalizzata ed esposta al pubblico, in quanto raccoglie tutti i crani dei sedicenti briganti su cui Lombroso portava avanti i suoi studi. Ricordiamo a tal proposito che «in alcuni casi sono state tagliate le teste dei briganti uccisi per facilitarne il riconoscimento. Potendo i malevoli elevare dubbi calunniosi, si vieta questa pratica…» Successivamente si spiega che la pratica era diffusa per la comodità di trasportare le teste piuttosto che tutti i corpi dei briganti uccisi.<sup><a id="fnref-1079-17" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-17">17</a></sup></p>
<h3>Esodo</h3>
<p>Intorno al 1871, dopo più di <strong>dieci anni di repressione</strong>, il fenomeno del “brigantaggio” iniziò a scemare e fu l’inizio di una nuova piaga, ancora oggi aperta: l’emigrazione. È bene sapere che, fino a quel tempo, mai le terre del fu Regno delle Due Sicilie avevano conosciuto il fenomeno dell’emigrazione di massa. Piuttosto, questo fenomeno era molto diffuso nel nord della penisola. Ma dopo dieci di anni di repressione, di <a href="http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/">chiusura di fabbriche</a>, di distruzione di terre,<sup><a id="fnref-1079-18" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-18">18</a></sup> di spoliazione di risorse e denari dalle banche,<sup><a id="fnref-1079-19" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-19">19</a></sup> non era rimasto nient’altro alla gente che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CnzMEA7QeqI#">fuggire via</a>.</p>
<p>Come se non bastasse il danno fino allora arrecato, arrivò anche <strong>la beffa</strong>: la tassa sull’emigrazione oltreoceano, quasi esclusivamente meridionale. Con i soldi di questa tassa venne poi costituito un fondo per rimborsare il biglietto agli italiani che emigravano in Europa (e solo a loro), stavolta per quattro quinti settentrionali.</p>
<h3>Commemorazione</h3>
<p>In segno di commemorazione, mi piacerebbe lasciarvi con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RjYZtxMhMHs">le parole commoventi</a> dell’epilogo del film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Squitieri">Pasquale Squitieri</a> «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Li_chiamarono..._briganti!">Li chiamarono…briganti!</a>» interpretato da una sublime <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lina_Sastri">Lina Sastri</a>.</p>
<div id="footnotes-1079">
<ul>
<li><sup><a id="fn-1079-1" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-1">1</a> </sup>Tuttavia mi chiedo perché si ignorano bellamente le vittime dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento">campi di concentramento in Russia, Inghilterra, Stati Uniti, Cina</a>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-2" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-2">2</a> </sup>E Siciliano; che tuttavia non tratterò in questo articolo, per ragioni di spazio e per evitare dispersività nella lettura. Se interessati, vi invito alla ricerca, magari partendo dalla <a href="http://www.bronteinsieme.it/2st/mo_601.html">Strage di Bronte</a>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-3" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-3">3</a> </sup>Non c’era niente dal liberare. Il Regno delle Due Sicilie <strong>non era assolutamente sotto controllo straniero</strong>. I Borbone Due Sicilie erano una casata Napoletana fondata da Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e Elisabetta Farnese di Parma (ricordiamo le parole di quest’ultima quando scrisse al figlio: «La più bella corona d’Italia» – chiaro il significato). I quattro regnanti discendenti di Carlo erano <strong>duosiciliani</strong> di nascita e il Regno è sempre stato uno stato sovrano e <strong>indipendente</strong>, non una colonia spagnola come si racconta nei libri. Il periodo coloniale spagnolo terminò, infatti, con l’avvento dei Borbone.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-4" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-4">4</a> </sup>In «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'Ordine_Nuovo_(rivista)">L’Ordine Nuovo</a>», 1920.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-5" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-5">5</a> </sup>Su circa 9 milioni di abitanti, in totale, delle Due Sicilie. L’11% della popolazione sterminato.<strong>Un genocidio</strong>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-6" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-6">6</a> </sup>Infatti i risultati del cosiddetto plebiscito, truccati ed estorti con i moschetti alla gola, risultarono essere: 1.302.064 Sì contro 10.312 No. La menzogna di tali numeri è scolpita, per chi avesse ancora qualche dubbio in proposito, nella lettera da Napoli a Ruggero Bonghi n. 3298 datata 20 marzo 1861 del Carteggio di Cavour, La Liberazione del Mezzogiorno, vol. IV pag. 398, Zanichelli: “…Ieri è stato il giorno più solenne per dimostrare lo scontento di tutto il popolo. Il 14 fu la festa del Re, non lumi, non feste, non un evviva…il 18, proclamazione del Regno d’Italia, silenzio di morte…” – <a href="http://www.tradizione.biz/risorgimento-italiano/185-la-fortezza-di-fenestrelle">via tradizione.biz</a></li>
<li><sup><a id="fn-1079-7" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-7">7</a> </sup>F.M. Agnoli, <em>L’epoca delle rivoluzioni</em>, Il Cerchio, 1999 – <a href="http://www.ilportaledelsud.org/mr54.htm">via Il Portale del Sud</a>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-8" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-8">8</a> </sup>Vedere anche i documenti raccolti su <a href="http://www.pontelandolfonews.com/index.php?id=152">pontelandolfonews.com</a>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-9" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-9">9</a> </sup>Giovanni De Matteo, <em>Brigantaggio e Risorgimento</em>, Napoli, Guida, 2000.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-10" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-10">10</a> </sup>Gigi Di Fiore, <em>I vinti del Risorgimento</em>, Torino, UTET, 2004</li>
<li><sup><a id="fn-1079-11" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-11">11</a> </sup>Giovanni De Matteo, <em>op. cit.</em></li>
<li><sup><a id="fn-1079-12" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-12">12</a> </sup>Dal diario del soldato piemontese Carlo Margolfi, come citato in «<a href="http://www.amazon.it/Indietro-Savoia-controcorrente-Risorgimento-italiano/dp/8838482691">Indietro Savoia!</a>» di Lorenzo del Boca, p. 232.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-13" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-13">13</a> </sup><a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/a1863b.htm">Non fu, comunque, l’unico</a>: altri anche a S. Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S. Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Forte di Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno ed altre località del Nord.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-14" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-14">14</a> </sup>Cit. Pino Aprile in <a href="http://www.beppegrillo.it/2010/04/terroni_intervi/index.html">quest’intervista</a>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-15" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-15">15</a> </sup>Rapahel Zanotti, <em>La Guantanamo dei Piemontesi</em>, <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200910articoli/48152girata.asp">LaStampa.it</a>, 12 Ottobre 2009.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-16" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-16">16</a> </sup>Il <a href="http://www.nolombroso.org/it/">comitato No Lombroso</a> è da tempo attivo nella lotta contro questo museo, per restituire dignità ai patrioti delle Due Sicilie.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-17" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-17">17</a> </sup>Busta 60, fascicolo 19, Ufficio (Archivio) Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, Ministero della Difesa, Roma – Circolare del Comando del VI Dipartimento Militare, 11 maggio 1864 – <a href="http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/iniziative/2010/2010_08_25.PDF">via Gennaro De Crescenzo</a>.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-18" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-18">18</a> </sup><a href="http://books.google.co.uk/books?id=6-VkYxOp2-MC&amp;pg=PA527&amp;lpg=PA527&amp;dq=disboscamento+brigantaggio&amp;source=bl&amp;ots=LHpSGoryxf&amp;sig=NoeOfRRLM-vm8fkuojuI6FumU_4&amp;hl=en&amp;ei=4YRBTYW0CI-zhAeutJCzAQ&amp;sa=X&amp;oi=book_result&amp;ct=result&amp;resnum=3&amp;ved=0CCkQ6AEwAg#v=onepage&amp;q=disboscamento%20brigantaggio&amp;f=false">Molti boschi vennero distrutti</a> anche più tardi del 1871, ancora con la scusa di stanare briganti, ma con il vero obiettivo di danneggiare le terre e di conseguenza l’economia rurale.</li>
<li><sup><a id="fn-1079-19" href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fnref-1079-19">19</a> </sup>Con la famosa legge del 1° maggio 1866 sul corso forzoso, la moneta del Banco di Napoli poteva essere convertita con l’oro dei depositi della banca meridionale, mentre si dichiarava “inconvertibile” la moneta emessa dalla Banca nazionale. L’oro piemontese veniva messo in salvo, mentre quello custodito al Sud fu sostituito da monete di carta straccia, deprezzate dalla continua inflazione.</li>
</ul>
</div>
<p>Fonte: <a href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/">http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/</a></p>
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		<title>Civitella del Tronto 2011</title>
		<link>http://fln.eu.com/archives/291</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 22:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 12 novembre si è svolta, a Civitella del Tronto, la prima convention nazionale del Fronte di Liberazione della Napolitania. Nella suggestiva location dell&#8217;hotel &#8220;la Fortezza&#8221;, a pochi metri dalla fortezza borbonica simbolo dell&#8217;assedio sabaudo del 1861, si sono dati appuntamento patrioti napolitani provenienti da ogni angolo della Napolitania. Sebbene il posto non fosse collegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/11/caution21.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-294" title="caution2" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/11/caution21-222x300.png" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<p>Sabato 12 novembre si è svolta, a Civitella del Tronto, la prima convention nazionale del Fronte di Liberazione della Napolitania. Nella suggestiva location dell&#8217;hotel &#8220;la Fortezza&#8221;, a pochi metri dalla fortezza borbonica simbolo dell&#8217;assedio sabaudo del 1861, si sono dati appuntamento patrioti napolitani provenienti da ogni angolo della Napolitania. Sebbene il posto non fosse collegato decentemente con le altre città napolitane, si sono registrate presenze dalla Puglia, dalla Campania, dalla Lucania, dagli Abruzzi e da altre zone della penisola. Erano presenti patrioti provenienti dall&#8217;estero ed anche una delegazione di Veneto Stato, rappresentata dal Presidente Lucio Chiavegato. E grande apprezzamento abbiamo ricevuto proprio da questi ultimi che, nel rinnovarci il loro sostegno nell&#8217;istanza indipendentista, si sono complimentati con i patrioti napolitani per la strada intrapresa. La presenza dei veneti ed il radicamento del sentimento indipendentista sul territorio sono il segno tangibile dell&#8217;inesistenza di una nazione italiana, a fronte della nazione napolitana, di quella veneta, sarda, siciliana e così via.<br />
Nel corso del dibattito, cui sono intervenuti molti dei presenti, è stata ribadita la posizione APARTITICA del FLN, che non mira a &#8220;poltrone&#8221; o partiti romanocentrici, ma a creare un movimento che,&#8221;dal basso&#8221;, possa diventare punto di riferimento del popolo napolitano. Al contrario, invece, il FLN è aperto a collaborare con qualunque associazione ne condivida fini ed intenti. A tal proposito, infatti, citiamo il comitato &#8220;Daunia Due Sicile&#8221;, qui rappresentato dal Sig. Ciuffreda.<br />
I temi dibattuti sono stati svariati: primo fra tutti il fallimento del meridionalismo che, in 150 anni, seppur attraverso esponenti di massimo livello, non ha saputo produrre nulla di buono per i popoli napolitano e siciliano, anzi, oggi viviamo il periodo più drammatico della nostra storia post-unitaria e il neomeridionalismo, fin troppo unitarista, non porta a un futuro per i nostri giovani. Ragion per cui, l&#8217;indipendenza è l&#8217;unica via di salvezza ed il FLN si pone proprio come movimento in grado di aggregare e raccogliere tutti gli indipendentisti napolitani. Altro tema dibattuto, è quello della nostra economia: come si è distrutta, come uscire dal giogo tosco-padano, come valorizzare i nostri territori e le nostre eccellenze. Altra cosa importante, la via da seguire per diventare una Nazione indipendente, gli interlocutori esteri, leggi e principi internazionali a cui far riferimento.<br />
Nel pomeriggio è avvenuta la votazione per alzata di mano del Portavoce che è ricaduta unanimemente sulla conferma di Antonio Iannaccone.<br />
La presenza di giovani e meno giovani ha rafforzato l’idea che siamo sulla strada giusta.</p>
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		<title>L’imbroglio del plebiscito del 1860 nelle Provincie Napolitane.</title>
		<link>http://fln.eu.com/archives/273</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 16:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Già prima che in altre parti, in Sicilia il 12 ottobre 1860 si svolge il plebiscito per l’annessione al Piemonte con la partecipazione al voto anche dei garibaldesi e dei soldati piemontesi. I voti sono 432.053 per il Sì e 667 per il No. A Palermo, che ha circa 220.000 abitanti, si hanno 36.252 voti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già prima che in altre parti, in Sicilia il 12 ottobre 1860 si svolge il plebiscito per l’annessione al Piemonte con la partecipazione al voto anche dei garibaldesi e dei soldati piemontesi. I voti sono 432.053 per il Sì e 667 per il No. A Palermo, che ha circa 220.000 abitanti, si hanno 36.252 voti favorevoli all’annessione, contro appena 20 contrari. Numerosi tumulti di protesta sono soffocati. Lo stesso ministro Elliot, ambasciatore inglese a Napoli, nel rapporto al suo Governo scrive testualmente:  «<em>moltissimi vogliono l&#8217;autonomia, nessuno l&#8217;annessione; ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa</em>». A Londra il ministro degli esteri inglese,  Lord John Russel, comunica al Governo della Regina che: «<em>I voti del suffragio in questo regno non hanno il minimo valore</em>».</p>
<p>Qualche giorno dopo viene emanato un decreto che abolisce le frontiere con il resto d’Italia, perché <em>le Due Sicilie fanno parte integrante dell&#8217;Italia</em>. L’ambasciatore inglese Elliot è allibito da questa decisione presa ancor prima del plebiscito e la comunica a Lord Russell.</p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/10/plebiscito.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-274" title="plebiscito" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/10/plebiscito.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a>Il 21, a Napoli e in quasi tutte le province continentali del Regno, viene tenuto il plebiscito. La votazione dà 1.032.064 Sí e 10.313 No. In sostanza è interessato al voto poco più del 12% di circa sette milioni di abitanti. La formula sulla quale gli elettori sono chiamati ad esprimersi è : <em>Il popolo vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele come re costituzionale per sé e i suoi legittimi successori</em>?</p>
<p>Nel frattempo Napoli viene occupata da 50.000 garibaldesi e piemontesi, che presidiano i punti strategici della città, in ciò coadiuvati dalla camorra. Davanti al porticato della Chiesa di S. Francesco di Paola, di fronte al Palazzo Reale (Largo di Palazzo), sono poste, su di un palco alla vista di tutti, tre urne: una, con le schede del sì, un&#8217;altra con quelle del no, una terza al centro, dove sono depositate le schede prelevate dalle prime due. Si vota davanti ad una minacciosa schiera di filibustieri garibaldesi, guardie nazionali, soldati e camorristi. <em>(</em><em>Il votante, quindi, compiva il suo dovere senza alcuna garanzia di libertà di espressione)</em>. Il giorno prima sono stati affissi sui muri cartelli sui quali era dichiarato <strong>“Nemico della Patria chi si astenesse o votasse per il no”</strong>.</p>
<p>Votano per primi i camorristi, poi i garibaldesi, in maggior parte stranieri, e i soldati piemontesi. Chi tenta di votare per il no è bastonato, qualche altro, come nel quartiere Montecalvario, è assassinato. Poiché  i votanti non sono registrati, la maggior parte dei camorristi e dei piemontesi va a votare in tutti e dodici i seggi elettorali costituiti a Napoli. Alla fine della giornata, piemontesi e camorristi, impazienti, riempiono l’urna del sì a piene mani.</p>
<p>Il costo del plebiscito che grava sull’erario della città è enorme: circa 300 milioni di franchi.</p>
<p>Allo stesso modo si procede in tutto il Regno.  Si vota solo nei centri presidiati dai militari piemontesi e non mancano le solite violenze.</p>
<p>Il Duca di Gramont, ambasciatore francese a Roma, così scrive al Ministro degli esteri francese Thouvenel: «<em>Tutte le notizie che giungono da Napoli concordano nel rappresentare il paese come decisamente </em>ribelle <em>all’annessione piemontese, e assai poco curante dell’unità italiana. Cacciano le autorità nuove, rialzano le armi di Francesco II. I Piemontesi, avvertiti dalle autorità cacciate via, mandano colonne abbastanza forti, che, dopo un po’ di fucilate, disperdono gli abitanti, e portano prigionieri, per giudicarli e fucilarli, i così detti capi del movimento che vengono loro denunziati. Appena partiti i Piemontesi gli abitanti rivengono; prendono quelli che hanno chiamato gl’invasori e li mettono a morte. Ma quel che è più curioso si è, che tuttociò accade in località che si suppone aver votato unanimemente per Vittorio Emmanuele&#8221;!</em>».</p>
<p>Nell’Aquilano, per la fortissima reazione dei popolani, al plebiscito non partecipa quasi nessuno. Il governatore di Teramo, de Virgilii, emana un proclama con il quale minaccia: <em>I villani presi con le armi alle mani saranno considerati reazionari e puniti con rito sommario. Colpite i reazionari senza pietà</em>.</p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/10/plebiscito1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-275" title="plebiscito1" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/10/plebiscito1.jpg" alt="" width="353" height="227" /></a>A Caramanico, un paese di seimila abitanti nel Chietino, un popolano chiede che sia sistemata anche una urna per Francesco II, ma è schiaffeggiato da un liberale, tale de Dominicis. A questo gesto la popolazione corre immediatamente ad armarsi con scuri e pietre e assale il drappello di piemontesi che protegge le urne. Accorrono anche gli abitanti del vicino paese di S. Eufemia. Nello scontro il de Dominicis rimane ucciso, i piemontesi sono messi in fuga e le urne distrutte. Il giorno dopo piombano sui paesi truppe piemontesi, i filibustieri garibaldesi e guardie nazionali che uccidono chiunque venga loro incontro. Le case degli abitanti di Caramanico e S. Eufemia sono saccheggiate e il bottino è portato a Chieti.</p>
<p>Insorgono anche gli abitanti di Salle e Musellaro. Anche qui sono di nuovo innalzate le insegne napolitane. La repressione da parte delle guardie nazionali e dei piemontesi vince però l’accanita resistenza degli insorgenti, i quali, guidati da un muratore, Angelo Camillo Colafella, sono costretti a rifugiarsi sui vicini monti.</p>
<p>Ad Isernia un forte gruppo di contadini e popolani tenta di assalire i garibaldesi e i loro fiancheggiatori, ma non avendo armi sono costretti a desistere.</p>
<p>A Cansano e ad Elice gli insorti sono soffocati nel sangue dalle collaborazioniste guardie nazionali che arrestano e fucilano i capi.</p>
<p>Vi sono altre insurrezioni a Controguerra, Bellante, Corropoli, Torano e Cermigliano.</p>
<p>In Arzano di Napoli un popolano che grida &#8220;<em>viva ‘o rre</em>&#8221; è arrestato dai criminali garibaldesi e in seguito, per ammonimento, con le forbici gli vien tagliato il labbro inferiore.</p>
<p>Alle prime luci dell’alba del 21, anche a Carbonara, nell’alta Irpinia, si verifica una rivolta. Già la sera precedente i messi comunali, che stanno distribuendo le tessere per il plebiscito, sono presi a sassate e le tessere strappate. Fino a notte fonda, gruppi di giovani corrono per le strade del paese gridando il nome del Re Francesco. I contadini innalzano la bandiera delle Due Sicilie e strappano gli stemmi savojardi, portando in processione per le vie del paese i ritratti del loro Sovrano e della Regina Maria Sofia. La massa dei popolani si reca in chiesa, dove è tenuta una funzione solenne col canto del <em>Te Deum</em>. I galantuomini sono assaliti, nove rimangono uccisi. Tra i morti vi sono il capitano della locale Guardia Nazionale, Gaetano Maglione, la guardia Angelo D’Annunzio, i ricchi liberali Nicola Tartaglia, Gabriele Stentalis, suo nipote Isidoro Stentalis col figlioletto Michelino, un bambino di appena nove anni, Michele Cappa, il cancelliere comunale Francesco Areneo Rossi, il decurione Donato Tartaglia. Un altro, Giovambattista Coscia, è gravemente ferito. Alcuni, tra cui il sindaco Giacomo Giurazzi, si salvano con una rocambolesca fuga per le campagne circostanti. I cadaveri di alcuni uccisi sono mutilati, oltraggiati e precipitati per la ripa sottostante al paese. Altri rimangono insepolti per le strade deserte tutto il giorno e la notte successiva. Poi, per tutta la giornata, la folla degli insorti legittimisti saccheggia le case di alcuni uccisi, distrugge i documenti della cancelleria comunale e gli atti notarili.</p>
<p>Nello stesso giorno del 21, nel Gargano, l’insurrezione inizia a S. Giovanni Rotondo e si estende a S. Marco in Lamis e a Cagnano, dove le votazioni sono impedite. A Lesina e a Poggio Imperiale, sono invece fatte ugualmente le votazioni, ma con una totale maggioranza contraria all’annessione. A S. Giovanni Rotondo ventidue tra guardie nazionali e galantuomini sono massacrati nelle carceri da parte degli insorti napolitani. Il governatore di Foggia, Del Giudice, accorre con numerosi filibustieri garibaldeschi, ma, benché respinto all’inizio da una furiosa reazione popolare, nei giorni successivi con migliaia di uomini riesce a sedare le insorgenze. Decine di popolani, anche se solo sospetti, sono fucilati dopo la cattura. I paesi di Roseto Valforte, Accadia, Ascoli e Bovino sono circondati.</p>
<p>In provincia di Catanzaro, a Cinquefronde, Coridà, Giffone, Dosà, Acquaro, Dinami e Maropati, le popolazioni insorgono contemporanea­mente. Nella zona si concentrano circa 700 armati, tra i quali numerosi soldati sbandati e la stessa guardia nazionale che fa causa comune con gli insorti. Violente sommosse si hanno anche a Cosenza. Vi è anche un tentativo di sbarco presso Reggio da parte di truppe napolitane provenienti da Messina. Le sommosse sono soffocate con particolare violenza dall’intervento della banda garibaldesca <em>Cacciatori d’Aspromonte</em>, che solo a Cinquefronde uccide 16 persone.</p>
<p>In Basilicata le sommosse contadine impediscono del tutto le votazioni. Governi napolitani sono proclamati ad Acerenza, Carbone, Castelsaraceno, Calvera, Cancellara, Episcopia, Latronico, Laurenzana, Favale, Tursi, Castronuovo, Sanseverino e Castelluccio. La repressione, però, ha ancora il sopravvento e centinaia di contadini disarmati sono arrestati dalle guardie nazionali accorse dai paesi limitrofi e trascinati incatenati a Potenza, mentre i loro miseri averi sono confiscati e le case distrutte.</p>
<p>Altre violente insurrezioni si hanno ad Avigliano, Muro Lucano, Picerno e Pietrapertosa. A Cancellara i seggi elettorali sono assaliti dalla popolazione che costringe le autorità e le guardie nazionali a rinchiudersi nel castello e nel convento dei Padri Riformati. A Marano, Casaprobe, Campotosto ed in altri vicini paesi i cittadini si avventano contro gli annessionisti, li mettono in fuga e si pongono sul cappello una scritta con un <em>No</em> molto evidente.</p>
<p>In tutte le Provincie Napolitane numerosi e spontanei sono gli episodi di resistenza, non solo contro le violenze delle bande garibaldesche, ma anche contro i piemontesi, considerati invasori stranieri. Le varie autorità locali tuttavia nascondono la gravità degli avvenimenti per ingraziarsi gli occupanti.</p>
<p>Alle notizie dell’avanzata piemontese su Isernia e Venafro, il Generale Ritucci, per non subire un attacco alle spalle e trovarsi a combattere tra due fronti, dà ordine di riunire tutti i reparti e di concentrarli a Teano. <em>(Questo fa capire come il plebiscito è stata una farsa, in quanto molti territori, ancora sotto il controllo dell’esercito napolitano, non erano in grado di esprimersi e se l’avessero fatto sarebbe stato certamente un NO!)</em></p>
<p><em>(Finita la farsa, non vi fu alcun modo per confrontare gli iscritti nelle liste elettorali e i votanti, senza contare che lo scrutinio, dovunque fu reso possibile, fu sfacciatamente falsato.)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Il 23 ottobre, il generale Fanti emette il primo atto ufficiale contro la resistenza napolitana i cui guerriglieri sono definiti &#8220;briganti&#8221;. Proclama leggi di guerra, corti marziali e pena di morte per chi resista con le armi.</p>
<p>Davanti alla Reggia di Napoli, il 3 novembre è proclamato il risultato del falso plebiscito. Sono schierate 24 compagnie di guardie nazionali e la suprema corte di giustizia. Salve di cannoni sono sparate dalle fortezze e dalle navi.</p>
<p>Il giorno dopo, il generale Pinelli dichiara lo stato d’assedio in tutto l’Abruzzo con un proclama mostruoso:</p>
<p>1. <em>Chiunque sarà colto con arme di qualunque specie, sarà fucilato immediatamente</em>.</p>
<p>2. <em>Uguale pena a chiunque spingesse anche con parole i villani a sollevarsi</em>.</p>
<p>3. <em>Uguale pena a chi insultasse il ritratto del re o lo stemma di Savoja o la bandiera nazionale</em>.</p>
<p>Intanto l’economia delle Due Sicilie ha un tracollo vertiginoso. I movimenti  nei porti e gli scambi commerciali con l’estero sono letteralmente azzerati. Si ha una fuga di capitali dal commercio verso le rendite, che tuttavia incominciano a perdere il loro valore. Tutte le attività produttive si arrestano, la disoccupazione cresce in ogni settore. I generi di prima necessità incominciano a scarseggiare e  il carovita aumenta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Con il plebiscito, dunque, ci fu una legittimazione formale per i Savoia ad occupare Napoli e la Sicilia; ma fu eseguita in modo criminale e antidemocratico. In poche parole fu un volgare imbroglio. La maggior parte del popolo napolitano, che non votava perché non aveva niente, abituato a rompersi la schiena per zappare la terra, quegli stranieri piemontesi non li volevano per niente. Per questo molti si rifugiarono in montagna, armandosi e diventando briganti. E dopo che i Savoia che con i loro bersaglieri e carabinieri spezzarono l’orgoglio e la dignità di una nazione senza futuro, i napolitani, soli contro tutti, posero le armi per imbracciare una valigia di cartone, preferendo diventare emigranti piuttosto che diventare sudditi di un re straniero che parlava francese.)</em></p>
<p><em>Avvenimenti tratti da: NAPOLITANIA – Storia affascinante, ricca e crudele del Sud, di Antonio Pagano, pag. 377-381</em></p>
<p><a href="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/10/NAPOLITANIAcover.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-276" title="NAPOLITANIAcover" src="http://fln.eu.com/wp-content/uploads/2011/10/NAPOLITANIAcover-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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